“Lo diciamo sempre: insieme possiamo cambiare. Ma, adesso è il momento di farlo davvero, è il momento di passare all’azione con idee concrete. Non si può morire così, non si può porre fine a una vita in questo modo. Ma non possiamo vivere così, con lo stress di una costante ricerca di spazi sicuri che, seppur selezionati tra tanti, risultano spazi violenti in cui a parlare e a pesare di più è solo il privilegio insano di un genere.”

Questa è la riflessione del presidente di Arci Cosenza, Silvio Cilento, sulla morte di Giulia Cecchettin. Da anni, Arci Cosenza mira alla costruzione e all’apertura di spazi sicuri che possano, al contempo, essere “cura” rivoluzionaria per le persone che li frequentano. I circoli Arci sono spazi accoglienti, caratterizzati da un insieme di sfumature di colori e culture. Il nostro lavoro è quello di facilitare il protagonismo delle persone che frequentano i luoghi Arci, così da stimolarne la loro massima espressione e potenzialità.

In occasione della giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne, vi mostriamo gli spazi sicuri della rete di Arci Cosenza e le persone che dicono NO! alla violenza – di qualsiasi forma. ci impegniamo a rendere le nostre sedi degli spazi sicuri e dei luoghi in cui accogliere e supportare costantemente le persone che hanno subìto una qualsiasi tipologia di violenza.

Arci: disertiamo il patriarcato

L’Arci non fa silenzio. È dalla parte di chi rifiuta di confinare il dolore cocente per la violenza maschile contro le donne al solo piano “privato”, relazionale. Bene hanno fatto ragazzi e ragazze a disubbidire al rituale silenzio proposto dal ministro Valditara e gridare la loro condanna dei carnefici e della società che li alleva.

Tutta l’Arci è sconvolta per la mostruosità dei femminicidi e delle guerre dove il corpo delle donne è usato come “campo di battaglia” o “bottino di guerra”, ma sceglie di trasformare dolore e rabbia in azione. All’orrore rispondiamo, ogni giorno, in ogni circolo, laboratorio di una società differente, con l’attivismo, l’impegno culturale e politico pacifista, femminista, transfemminista.

In Italia nel 2023, sono state oltre cento le vittime del patriarcato assassino, epilogo terribile delle discriminazioni, delle molestie, delle violenze di genere.

I femminicidi sono un’emergenza. Ed è un’emergenza anche il linguaggio d’odio che si riversa ogni giorno sulle donne e sulle persone Lgbtqi+.

Si inizia dalle parole, poi si arriva alle discriminazioni (1 milione 404 mila sono le donne che hanno subito molestie sul luogo di lavoro), alle violenze e perfino alle uccisioni.

E poi c’è la guerra. La guerra che non ci dà pace. Devasta vite, ambiente, democrazia, diritti. È l’espressione estrema del patriarcato, agito da uomini violenti che vogliono affermare il proprio potere, controllare e appropriarsi dell’ambiente, dominare la natura, i popoli e soprattutto le donne.

“Il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l’attenzione – sottolinea Celeste Grossi, delegata nazionale Arci Politiche di genere – è rivolta alla violenza di genere agita all’interno del rapporto uomo-donna. Questo approccio non può oscurare, occultandola, la rilevanza sociale e politica, connessa alla violazione dei diritti umani delle donne. Come se non ci fossero responsabilità delle istituzioni nella scarsa prevenzione (nella proposta di  Legge finanziaria si prospetta addirittura un taglio di fondi ai Centri antiviolenza e di agire a posteriori con pene invece di prevenire il fenomeno), nel divario salariale, nell’assenza di un reddito di autodeterminazione, che consenta alle donne di allontanarsi dai loro carnefici, nella disattenzione alla salute di genere, nella scelta di destinare a spese militari fondi che andrebbero usati per il sociale, nella perdita di diritti che ci illudevamo di aver conquistato per sempre”.

Il 25 novembre e tutti i giorni dell’anno lottiamo perché il corpo delle donne sia il primo territorio di pace e di libertà, perché stupro e violenza sessuale non siano mai più armi per l’affermazione del potere maschile sui corpi e sulle menti delle donne.

La rivoluzione è la cura per la società violenta e degenerata.

Last modified: 23 Novembre 2023
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