
Sin dai primi attimi della nostra vita risulta essere necessaria una guida atta alla cura e alla premura della nostra persona. Tale ruolo è svolto dalle figure genitoriali, le quali si impegnano ad accompagnarci durante il primo approccio con il mondo esterno, garantendoci protezione e supporto fino all’adempimento dell’autonomia. Come ogni aspetto della vita sociale, anche in questo caso vi è un’importante influenza culturale, fondata su tradizioni, usi e costumi. Siamo abituati alla presenza di un padre e una madre, un uomo e una donna che, una volta coronato il loro sogno d’amore, sono finalmente pronti a dare alla luce una nuova vita. Purtroppo l’esistenza non è un romanzo e non tutto risulta essere così semplice e banale. Entrano in gioco un sacco di dinamiche differenti, e cioè quelle umane. La natura umana è sfaccettata, ricca di sfumature uniche che fuoriescono dai bordi della banalità. Siamo nel 2023 e risulta davvero impensabile dover ancora ribadire che l’amore, i sentimenti, non sono riducibili a tradizioni circoscritte e ad influenze culturali. Viviamo ancorati all’idea che una famiglia normotipo sia composta da una donna madre, un uomo padre ed un figlio, percepito come spugna passiva degli ideali genitoriali, senza personalità. Ma è davvero questo che getta le basi per una famiglia sana e funzionale? Pensiamo davvero che dietro un ambiente domestico sano ed equilibrato ci sia rigidità di pensiero e stereotipi? Ciò che conta per la crescita personale e lo sviluppo del bambino è l’amore, la pazienza, la costanza e la presenza. Avere dei genitori presenti, pronti ad investire il proprio tempo nella costruzione di risorse atte ad un normale sviluppo intellettivo e sociale, risulta essere un aspetto fondamentale per il raggiungimento dell’armonia familiare. Per raggiungere tale condizione di armonia quanto conta il sesso dei genitori? Ci sono delle differenze se ad assicurare le cure parentali siano un uomo e una donna, due uomini o due donne? Incide davvero così tanto avere un papà e una mamma, due papà o due mamme? Beh, per sviscerare tali aspetti insidiosi, di conseguenza, ci ritroviamo addentrati in un’argomentazione molto più ampia. Per poter asserire che due papà o due mamme non sono capaci di assicurare tali cure in quanto dello stesso sesso, si dovrebbero riportare delle evidenze scientifiche, fondate su studi correlazionali fra il sesso dell’individuo ed il suo senso di responsabilità parentale. Purtroppo in Italia sono sempre più in crescita le invalidazioni dei documenti che garantiscono diritti e riconoscimenti ai bambini figli di coppie omogenitoriali. Come riportato nell’articolo di The VisionCom, sul loro canale Instagram, la procura di Padova ha impugnato trentatrè atti di nascita registrati dall’attuale sindaco di centrosinistra Sergio Giordani. I documenti invalidati garantivano ai piccoli gli stessi diritti dei loro coetanei, ormai violati a causa della notifica di cancellazione del secondo genitore dallo stato di famiglia. Medesima scelta rappresenta, oltre che una gravissima violazione dei diritti delle famiglie LGBTQ+, anche una situazione sgradevole, pericolosamente accostabile ad una vera e propria caccia alle streghe. La procura di Padova si giustificata della posizione presa in modo subdolo e controverso, ribadendo che il riconoscimento di un atto di nascita registrato con due genitori dello stesso sesso è contro le leggi. Analizzando a fondo quanto detto non possiamo fare a meno di provare paura, sgomento per la piega che tale situazione sta prendendo. Violare dei diritti umani nascondendosi dietro l’ipocrisia delle leggi, prive di etica morale ed empatia, è la cosa meno umana che possiamo fare, è come snaturarsi, perdere la componente umana che ci permette di essere animali sociali. Le conseguenze a livello sociale e psicologico per le famiglie LGBTQ+ sono gravi ma, soprattutto, invalidanti: bambini ai quali viene estirpato il proprio cognome, genitori non più liberi di andare a prenderli a scuola senza una delega firmata dal genitore biologico e ancora impossibili i colloqui con il pediatra. Questi esiti sgradevoli sono solo alcuni degli effetti tangibili sulla vita dei cittadini ai quali vengono estirpati i propri diritti. La cancellazione di una delle due figure genitoriali non intacca le famiglie LGBTQ+ solo sul piano sociale, bensì anche su quello identitario. Questo provvedimento lascia decadere alcune figure di riferimento e di fondamentale importanza per i minori coinvolti, tale operazione è ben lontana dalla tutela nonostante sia camuffata da priorità.
Ebbene abbiamo preso consapevolezza che la priorità del nostro governo non è la nostra tutela, il nostro rispetto ed il nostro riconoscimento in quanto essere umani, bensì la cura di un’immagine contorta creata a loro piacimento e “somiglianza”. Se si tiene così tanto alla tutela dei minori, mi domando come sia possibile che, ancora ad oggi, si stenta parlare di minori uccisi dai propri genitori o ancora lasciati incustoditi e malnutriti per settimane soli dentro casa. Mi domando come sia possibile investire così tante energie NEGATIVE verso categorie non ritenute consone a causa dell’omofobia, della cattiveria umana, delle discriminazioni, piuttosto che investirne di positive verso la REALE tutela dei più piccoli. Dovrebbe esistere un controllo periodico verso tutte quelle famiglie, ad esempio di tossico dipendenti, al fine di asserire che la coppia sia realmente in grado di crescere e dar nutrizione ad una prole, controllo che, a detta di raziocinio, dovrebbe avvenire a cadenza mensile. Pertanto non ci sono presupposti teorico-concettuali, al di là di visioni preconcette, sulla base dei quali è possibile asserire che un soggetto con orientamento omosessuale sia un individuo incapace di esercitare la funzione genitoriale; in egual modo, ancora più incisivo, è possibile rilevare che non ci sono variabili in grado di chiarire in modo inequivocabile, che un soggetto eterosessuale è di default competente rispetto a tale funzione. I casi di maltrattamento e abuso presenti in famiglie nucleari con genitori eterosessuali, fungono da esempio di come l’eterosessualità non sia garanzia di un’adeguata genitorialità sottolineando, inoltre, che la grave disfunzionalità di tali famiglie sia da collegare a complessi fattori di rischio interagenti tra loro e non all’orientamento sessuale dei genitori. Ne consegue che la variabile orientamento sessuale è completamente autonoma e indipendente rispetto all’esercizio (funzionale o disfunzionale) delle capacità insite nel costrutto di genitorialità (sia eterosessuale, sia omosessuale). Ed allora, come possiamo adoperarci per costruire una società migliore fondata sulla fiducia e sul supporto di quelle categorie più svantaggiate? Innanzitutto potremmo partire dalla sensibilizzazione, seppur alcune dinamiche non ci toccano direttamente, potremmo ugualmente cercare, nel nostro piccolo, di fare informazione e fornire i giusti strumenti per una riflessione collettiva e costruttiva, al fine di fare di un singolo un gruppo, una comunità pronta a sostenersi e mutare verso il progresso insieme.
Irene De Benedittis
Last modified: 29 Giugno 2023