60 anni, nostra compaesana, ma residente a Catanzaro, Maria Vittoria Marchianò, a soli 25 anni entra in magistratura. Prima di essere eletta nel CSM è stata presidente del Tribunale di Crotone dal settembre 2016. In precedenza ha svolto la funzione di giudice distrettuale delle udienze preliminari a Catanzaro e poi quella di presidente della seconda sezione della Corte d’appello.
1) Il suo punto di partenza, così come quello di molti nostri paesani, è rappresentato dal Liceo Classico di San Demetrio. Come ha vissuto quegli anni? E come la formazione superiore l’ha aiutata ad arrivare dove è oggi?
Come tutti i ragazzi, in quegli anni sentivo fortemente il desiderio di allargare i miei orizzonti e di fare nuove esperienze, in un ambiente meno ristretto di quello del paese in cui sono cresciuta, di cui tuttavia ho dei ricordi bellissimi, legati sia all’infanzia che all’adolescenza, trascorsa nel liceo-ginnasio di San Demetrio Corone. L’ansia di sentirmi grande e di affrontare la vita universitaria mi ha spinto, infatti, a fare il cd. “salto”, sostenendo gli esami di maturità da privatista, dopo il secondo liceo.
Gli studi classici sono stati importantissimi per la mia formazione successiva, perché mi hanno fornito un valido metodo di approccio a tutte le materie e un solido bagaglio culturale, senz’altro utile per affrontare i concorsi pubblici, dove oltre alle conoscenze specifiche, servono la capacità di sintesi e le doti espositive.
2) Oggi San Demetrio, così come la Calabria, è un paese che sta piano piano scomparendo. Come deve affrontare secondo lei un giovane questa situazione, vista anche la vasta criminalità che lei in prima linea ha combattuto e combatte.
I paesi dell’entroterra cosentino, e soprattutto quelli di origine albanese, sono da sempre caratterizzati da un ambiente sano, non contaminato dalla “malapianta” della criminalità organizzata, che, purtroppo, è fortemente ramificata in altre zone della Calabria. I giovani, a mio avviso, devono apprezzare questi valori della nostra tradizione e impegnarsi nello studio o in ogni altra attività che possa garantire loro un futuro di successo, fuori o all’interno della nostra regione. Bisogna andare fuori se questo serve a farci crescere e a realizzare i nostri sogni, ma senza dimenticare da dove veniamo e i valori positivi che ci hanno tramandato i nostri genitori.
3)”Arbitro in terra del bene e del male” Così il cantautore Fabrizio De André definisce il suo lavoro nella canzone “Un Giudice”. Cosa rappresenta per lei la sua professione e passione?
Ho scelto di studiare giurisprudenza perché volevo fare il magistrato e mi sono impegnata nel perseguire questo obiettivo, consapevole dei sacrifici che avrei dovuto affrontare. Non ho mai considerato le funzioni del magistrato come uno strumento di potere, ma come un servizio da svolgere con la massima abnegazione, “nel nome del popolo italiano”. Solo questa consapevolezza consente di essere liberi ed indipendenti, come impone la nostra Costituzione.
4) L’Otto marzo ricorre la Festa della Donna, ricorrenza nata per sensibilizzare e sconfiggere la diseguaglianza che ancora oggi esiste tra uomo e donna. Secondo lei si arriverà mai ad un punto dove questa disparità verrà meno?
Le donne hanno raggiunto obiettivi nemmeno immaginabili 30/40 anni fa, dimostrando di avere le stesse capacità degli uomini e di riuscire al meglio in ogni settore, dalla politica all’economia, dalla scienza alla medicina. Uguaglianza significa pari opportunità, per cui, a mio avviso, alle donne non servono “quote” riservate, ma condizioni di vita e familiari che consentano di esprimere al meglio le loro capacità e di concorrere ad armi pari con gli uomini.
5) È notizia di qualche giorno fa l’elezione a Presidente della Corte di Cassazione della prima donna a ricoprire questo incarico. Cosa significa per lei che ha vissuto in modo diretto questo evento?
E’ stata una grande emozione per me contribuire alla nomina quale primo Presidente della Corte di Cassazione di Margherita Cassano, che conosco da quando sono entrata in magistratura e che ho sempre ammirato per la sua preparazione, per la sua intelligenza fervida, per la dedizione alle funzioni e per l’impegno che ha sempre profuso nella formazione dei giovani colleghi, di cui rappresenta un sicuro punto di riferimento. Il suo successo è dovuto ai suoi meriti e l’essere una donna è solo un valore aggiunto, che sicuramente le consentirà di affrontare il nuovo delicato impegno con una particolare sensibilità e con l’acume che l’ha sempre contraddistinta.
6) Cosa rappresenta per lei la legge 66/1963?
La legge che ha consentito l’ingresso delle donne in magistratura, approvata dal parlamento a seguito di un’importante sentenza della Corte Costituzionale, ha segnato un passo decisivo per l’emancipazione femminile ed ha rappresentato il definitivo superamento dello stereotipo che considerava la donna inidonea per la sua stessa natura ad esercitare le funzioni giudiziarie.
Dal 1963 tantissime donne hanno superato il concorso per accedere alla magistratura, soprattutto a partire dagli anni ’80, ed oggi le donne rappresentano la maggioranza dei magistrati in servizio in Italia. Tuttavia, quelle che rivestono incarichi direttivi e semidirettivi sono molto meno degli uomini, soprattutto negli uffici di Procura, e questo significa che l’organizzazione della società e della famiglia pone ancora degli ostacoli alle donne che decidono di intraprendere questa carriera senza rinunciare ad avere dei figli.
Anche nel Consiglio Superiore della Magistratura le donne sono presenti in numero inferiore rispetto agli uomini, nonostante il legislatore sia intervenuto con la previsione delle cd. “quote rosa” che, a mio avviso, rappresentano una sconfitta per il genere femminile, che ha dimostrato di avere le stesse capacità e di saper raggiungere gli stessi obiettivi, a parità di condizioni.
Quello che serve alla nostra società, quindi, sono delle strutture che sostengano le famiglie, soprattutto nella cura dei minori e degli anziani, in modo da consentire alle donne di dedicarsi con lo stesso impegno degli uomini alle attività che possano gratificare le loro legittime aspirazioni di carriera.
Intervista a cura di Giuseppe Fusaro
Last modified: 6 Marzo 2024