Era il 10 febbraio del 1947 quando, a Parigi, venivano firmati i trattati di pace a seguito della fine della Seconda Guerra Mondiale. Questi accordi, rimasti alla storia come “Trattati di Parigi”, modificarono l’aspetto geopolitico dell’Europa post-bellica.

L’Italia non fu esente da questi cambiamenti; si vide sottrarre alcune zone del Nord-Est della penisola, quali l’Istria, il Quarnaro, l’allora provincia di Zara e quasi tutta la Venezia-Giulia, che passarono all’allora Jugoslavia del dittatore comunista Tito. Questo cambio di nazionalità portò gli abitanti delle regioni sopracitate, abitanti di lingua e nazionalità italiana, all’abbandono forzato delle stesse per non incorrere all’infoibamento per volere del dittatore.

L’infoibamento consisteva nell’essere torturati prima e nell’essere gettati in una fossa dall’altezza vertiginosa poi. Quei pochi che sopravvivevano alla caduta erano destinati a morire per via delle lesioni. Sono rari i casi di persone uscite indenni dall’infoibamento. Uno di questi fu Giovanni Radeticchio che ricorda quell’esperienza così: “dopo giorni di dura prigionia, durante i quali fummo spesso selvaggiamente percossi e patimmo la fame, una mattina, prima dell’alba, sentii uno dei nostri aguzzini dire agli altri “facciamo presto, perché si parte subito”. Infatti, poco dopo fummo condotti in sei, legati insieme con un unico filo di ferro, oltre a quello che ci teneva avvinte le mani dietro la schiena, in direzione di Arsia. Indossavamo i soli pantaloni e ai piedi avevamo solo le calze. Un chilometro di cammino e ci fermammo ai piedi di una collinetta dove, mediante un filo di ferro, ci fu appeso alle mani legate un masso di almeno 20 km. Fummo sospinti verso l’orlo di una foiba, la cui gola si apriva paurosamente nera. Uno di noi, mezzo istupidito per le sevizie subite, si gettò urlando nel vuoto, di propria iniziativa. Un partigiano allora, in piedi col mitra puntato su di una roccia laterale, ci impose di seguirne l’esempio. Poiché non mi muovevo, mi sparò contro. Ma a questo punto accadde il prodigio: il proiettile anziché ferirmi spezzò il filo di ferro che teneva legata la pietra, cosicché, quando mi gettai nella foiba, il masso era rotolato lontano da me. La cavità aveva una larghezza di circa 10 m. e una profondità di 15 sino la superficie dell’acqua che stagnava sul fondo. Cadendo non toccai fondo e tornato a galla potei nascondermi sotto una roccia. Subito dopo vidi precipitare altri quattro compagni colpiti da raffiche di mitra e percepii le parole “un’altra volta li butteremo di qua, è più comodo”, pronunciate da uno degli assassini. Poco dopo fu gettata nella cavità una bomba che scoppiò sott’acqua schiacciandomi con la pressione dell’aria contro la roccia. Verso sera riuscii ad arrampicarmi per la parete scoscesa e guadagnare la campagna, dove rimasi per quattro giorni e quattro notti consecutive, celato in una buca. Tornato nascostamente al mio paese, per tema di ricadere nelle grinfie dei miei persecutori, fuggii a Pola. E solo allora potei dire di essere veramente salvo.”

Per molti anni su questo eccidio storico ci fu una sorta di silenzio, soprattutto per colpa della Politica del tempo, tra cui la volontà del Governo guidato da Alcide De Gasperi, per non ammettere la sconfitta derivante dai Trattati di Parigi, e dal PCI, guidato da Palmiro Togliatti, per la vicinanza ideologica al maresciallo Tito.

Questo silenzio e questa sorta di tentativo di dimenticanza si protrasse per molto tempo. Un primo tentativo di istituzione per questa giornata ci fu nel ’95, poi nel ’96 e infine 2000, tutte senza esito positivo. Solo nel 2003 il Parlamento approvò la legge n. 86 del 13 aprile del 2004 che, fortemente voluta dai parlamentari di destra, ma anche di alcuni di sinistra, dopo aver seguito tutto l’iter parlamentare fu pubblicata nella Gazzetta Ufficiale.

Il primo anno in cui si celebrò tale giornata fu il 10 febbraio del 2006, a cui seguirono le parole dell’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che emise un comunicato, nel quale espresse la propria soddisfazione per l’istituzione della solennità. Rivolgendo il proprio pensiero affermò: “questi drammatici avvenimenti formano parte integrante della nostra vicenda nazionale; devono essere radicati nella nostra memoria; ricordati e spiegati alle nuove generazioni. Tanta efferatezza fu la tragica conseguenza delle ideologie nazionalistiche e razziste propagate dai regimi dittatoriali responsabili del secondo conflitto mondiale e dei drammi che ne seguirono.”

Ogni anno il 10 febbraio questo evento viene ricordato da tutte le forze politiche, al Quirinale soprattutto si tiene una cerimonia solenne, alla presenza del Presidente della Repubblica.

Anche la scuola italiana è stata coinvolta nelle attività di approfondimento e celebrative da tutti i ministri susseguitisi a partire dal 2005: le scuole di ogni ordine e grado sono invitate a prevedere delle iniziative volte a diffondere la conoscenza dei fatti, oltre che a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo contributo degli stessi allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica e alle tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all’estero.

Di Giuseppe Fusaro

Last modified: 10 Febbraio 2024
Close