Ogni mattina svegliandoci diamo inizio ad una nuova giornata e, con questa, a tutti gli impegni che ne derivano. C’è qualcosa che fa da sfondo a tutto questo: l’illusione di essere liberɘ. Spesso pensiamo che i nostri freni e le nostre catene siano il lavoro, le responsabilità ed i problemi della vita; beh, non c’è convinzione più sbagliata.

Il nostro freno a mano siamo solo ed unicamente noi stessɘ, in quanto siamo NOI a scegliere come approcciarci alle cose esterne, come viverle. I tempi corrono e con essi anche i cambiamenti; viviamo in una società sempre più frenetica che ci impone ritmi sfiancanti, sfide continue nel dimostrare chi è migliore di chi, facendoci spesso dimenticare il motivo di ciò che stiamo facendo, il PERCHE’ abbiamo intrapreso questa strada. “Come mai ho deciso di diventare un ricercatore? Cos’è che mi ha spinto ad intraprendere questo percorso studiando per anni?” Ormai l’esistenza pare alimentarsi dalla continua competizione con l’altro, camuffata e spacciata come un qualcosa di “sano” (la fatidica sana competizione per l’appunto) che ci spinge ad essere “migliori”, “più operativi”, “più utili”. Ebbene, siamo davvero sicuri che sia proprio così?

Lo stress ormai colpisce anche ragazzɘ di giovane età, facendo sentir loro il peso del tempo, la paura di non essere abbastanza ed il terrore di non farcela. La piaga più grande è data dall’ansia di deludere chi ha investito su di essi, come ad esempio la propria famiglia garantendo loro un percorso di studi. Basti notare il picco sempre più in crescita dei disturbi mentali, quali disturbi di personalità, d’ansia ed il disturbo depressivo. Genitori in burnout (sintomi derivanti da una condizione di stress cronico associato al contesto lavorativo) causa orari di lavoro eccessivi difficilmente conciliabili con le responsabilità familiari; aumento di suicidi nella categoria giovani causa ritardo della laurea o bocciatura di un esame. Davvero stiamo riducendo l’importanza della nostra vita ad un numero? Un traguardo? Ad una promozione lavorativa o ad una semplice data?

Ci stiamo autoconvincendo che lo stress produca il massimo del risultato in quanto stimolante per il soggetto, fonte di sprono nel dare sempre di più al fine di superare i propri limiti. Ma ne siamo davvero sicuri? Innanzitutto è necessario fare due precisazioni: 1) La prima è che i limiti SERVONO, sono importanti in quanto forniscono un quadro di quelle che sono le nostre possibilità sia fisiche che mentali. Andare troppo oltre produce il risultato opposto, e cioè poca resa e poca produttività. 2) Esistono due diverse tipologie di stress: -Lo stress “buono” EUSTRESS, termine coniato dall’endocrinologo HANS SELVE. La parola eustress si compone di due parti: il prefisso eu- deriva dal greco e si traduce come “bene” o “buono”; collegato alla parola STRESS significa letteralmente “stress buono”, rappresenta appunto il suo aspetto positivo, e cioè quello di stimolazione fisiologica e mentale tesa ad adattarsi ad un cambiamento dell’ambiente. Un esempio è dato dalla lieve ansia prima di un esame quando la data di svolgimento si avvicina, la quale ci spinge ad impegnarci di più per finire tutto il programma oggetto di esame.

 L’altra faccia della medaglia è il DISTRESS, una forma ristretta specifica del termine stress, e spesso vengono usati come sinonimi. Più in dettaglio, il termine distress rappresenta l’aspetto negativo dello stress, e viene contrapposto ad eustress. Le persone sotto stress costante hanno maggiori probabilità di ammalarsi, mentalmente (es. disturbo d’ansia generalizzato o frequenti attacchi di panico, disturbi depressivi) o fisicamente in quanto lo stress acuto e prolungato incide sul sistema immunitario, abbassando le difese dell’organismo e diminuendo le capacità di guarigione dei tessuti corporei, limitando il normale funzionamento degli organi (es. sindrome da fatica cronica).

Ma allora cosa si intende per STRESS nella sua totalità? Hans Selye lo identifica come: “risposta aspecifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso”.

Pertanto è presente un modello stressogeno che ne delinea le tre fasi principali:

  1. FASE DI ALLARME: Il soggetto si trova sommerso da molti doveri e mette in atto tutte le risorse per fronteggiarli;
  2. FASE DI RESISTENZA: il soggetto stabilizza le sue condìzioni abituandosi al nuovo tenore di richieste;
  3. FASE DI ESAURIMENTO: In quest’ultima fase si registra la caduta delle difese, portando alla comparsa di sintomi fisici, fisiologici ed emotivi.

Lo stress cronico si presenta in  due modi: 1) Stress Cronico Intermittente si presenta ad intervalli regolari più o meno prevedibili ed ha una durata limitata;  2) Stress cronico è rappresentato da una condizione prolungata nel tempo che investe le energie della persona.

Gli eventi stressanti possono essere di diversa natura, abbiamo ad esempio delle situazioni personali, quali la morte di una persona cara o una separazione; dinamiche familiari scomode ed ostili; ambienti poco tranquilli, presentanti inquinamento, forti rumori e poca tranquillità; o ancora agenti atmosferici e cataclismi.

Insomma, i fattori stressanti sono davvero molteplici e dalle più disparate inclinazioni.

 Gli effetti prodotti dalla condizione stressante si esprimono con:

-SINTOMI FISICI, come ad esempio mal di testa, spalle e collo tesi, perdita di appetito, indigestione, suoni o fischi nelle orecchie;

-SINTOMI COMPORTAMENTALI, quali abuso di alcol o sostanze, digrignare i denti, presentare un atteggiamento prepotente, fame nervosa e impossibilità di portare le cose a termine;

–SINTOMI EMOZIONALI: Piangere improvvisamente, non trovare più alcun senso alla vita, solitudine, tensione, infelicità, impotenza ed agitazione.

–SINTOMI COGNITIVI: Problemi a pensare in maniera chiara, mancanza di creatività, voglia di evadere, perdita di memoria, preoccupazione costante e difficoltà nel prendere decisioni.

Come si può notare, la condizione stressante, rappresenta una dinamica invalidante per il soggetto, il quale non riesce più a vivere la propria vita in totale armonia ed equilibrio.

Ma allora cosa si può fare per contrastare tale condizione? Esistono diversi mezzi per affrontare lo stress, tra queste abbiamo il Jacobson una tecnica di rilassamento progressivo, efficace in quanto richiede vari step di preparazione, fra cui la ricerca di un posto tranquillo e pacifico per il soggetto e lo sgombero della mente, seguito da una respirazione lenta e controllata e da tecniche di rilassamento muscolare.

Ancora abbiamo la tecnica del Training Autogeno tramite la quale ci si cimenta nel distacco dal mondo esterno e dagli stimoli che ne derivano, la desensibilizzazione fa da sfondo al fine di contrastare ansia e depressione. All’inizio è richiesta la supervisione di un esperto, il quale però mira alla piena autonomia del soggetto nel far propria questa tecnica.

Infine abbiamo il Biofeedback sessione nella quale vengono attaccati degli elettrodi sulla pelle del paziente, i quali inviano le risposte fisiologiche del paziente ad un computer. Lo scopo è cambiare la risposta fisiologica ad alcuni tipi di stimoli.

Ma cos’è che rende possibile l’ausilio di queste tecniche? Cos’è che fa da sfondo al percorso di superamento dello stress del soggetto?

La terapia. Un percorso di terapia cognitivo comportamentale rappresenta la chiave per il superamento della condizione stressante ed anche per l’acquisizione di mezzi e strategie opportune per un incremento della qualità della vita. Molto spesso sottovalutiamo l’importanza della salute mentale e del percorso terapeutico mentre, in realtà, rappresentano l’unico mezzo per poter cambiare mindset e fronteggiare le dinamiche scomode della vita. Siamo ancora ancorati all’idea che la terapia sia uno strumento proprio di quei soggetti riconosciuti come “problematici” o con chiare patologie diagnosticate. Niente di più errato. La vita si compone di eventi ed emozioni forti, le quali senza un adeguato supporto psicologico e di educazione all’accettazione e al riconoscimento delle stesse, alla lunga portano il soggetto ad uno stato di sconforto e abbandono totale agli eventi. Quante volte c’è capito di parlare con persone affrante dal lavoro, dallo studio, da un lutto, da una separazione, e percepire il loro totale sconforto, la loro rassegnazione nei confronti della vita? Tutto ciò è del tutto normale perché tenendo tutto dentro, non ci si da modo di valutare altri punti di vista, altre prospettive atte a fornire una nuova chiave di lettura per il superamento della condizione stressante. La psicoterapia è un trattamento finalizzato alla cura di disturbi o del miglioramento del benessere e dell’adattamento generale. I differenti approcci alla psicoterapia permettono, ciascuno con il proprio peculiare orientamento psicologico, di affrontare problematiche legate all’ambito:

  • del comportamento
  • delle emozioni
  • della modalità di pensiero

 La figura dello psicologo e dello psicoterapeuta rappresenta un caposaldo di tutte quelle che sono le varie tecniche di superamento della condizione stressante, ognuno con il suo approccio, quali:

la Psicoterapia Psicoanalitica (o Psicodinamica). La terapia psicodinamica è utilizzata principalmente per il trattamento della sofferenza psicologica e della psicopatologia, è uno degli orientamenti che esplora i “movimenti” del nostro mondo interiore, che avvengono tra coscienza e inconscio.

  • la Psicoterapia Cognitivo-comportamentale quando le emozioni sono troppo intense o durature rispetto alla situazione nella quale ci troviamo, possiamo considerare l’eventualità di avere un problema emotivo e quindi di aver bisogno di una valida psicoterapia cognitivo comportamentale.
  • la Psicoterapia Umanistico-esistenziale considera la complessità e peculiarità di ogni persona, in base alla quale ogni essere umano ha una propria esperienza, pensieri ed emozioni che vive e sente in modo molto personale e in base ai quali costruisce i propri significati e attua le proprie scelte.
  • la Psicoterapia Familiare-sistemica famiglia. Il comportamento di ogni membro della famiglia influenza il comportamento degli altri e ne è, a sua volta, influenzato. Possiamo dire che ognuno di noi è, in qualche modo, il prodotto della propria famiglia di origine, in particolare delle regole, dei punti di vista e dei miti che i nostri genitori ci hanno trasmesso fin dall’infanzia. Nella terapia famigliare sistemica, la famiglia non è semplicemente la somma degli individui che la compongono, ma è un “sistema interattivo aperto”, costituito dai componenti della famiglia e dalle loro caratteristiche personali e relazionali.

Ebbene, le tipologie di psicoterapia sono molteplici, tutte atte alla risoluzione di problemi specifici e con i quali facciamo i conti da tempo. E’ brutto pensare di dover affrontare e superare tutto da soli, mostrarci sempre forti, mettere al primo posto il lavoro, i doveri, la famiglia e tutte le responsabilità che gravano su di noi.

Alle volte la soluzione sta a portata di mano ed è rappresenta da noi stessɘ. Curarsi della propria salute mentale e del proprio equilibrio interiore rappresenta la chiave per il superamento di tutti i nostri limiti e di tutti i nostri tarli. Cerchiamo in questo nuovo anno di validare l’importanza della terapia, dell’ascolto e della figura dello psicoterapeuta/psicologo. Cambiamo mindset identificando un percorso di terapia come SANO ed il rifiuto dei noi nostri problemi come TOSSICO.

Il cambiamento è sempre nelle nostre mani, basta saperlo accogliere al fine di raggiungere la versione migliore di noi stessi.

Last modified: 15 Giugno 2023
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