
Apprensione, paura, pensieri intrusivi e respiro corto, l’ansia è ad oggi la cornice della nuova generazione.
Vi sono nove diversi tipi di ansia riconosciuti, fra cui:
-Agorafobia;
-disturbo da panico;
-ansia da separazione;
-ansia generalizzata (DAG);
-disturbo post-traumatico da stress;
-ansia sociale;
-fobia specifica (sia questa verso insetti, oggetti di una specifica consistenza, un luogo o una situazione)
-mutismo selettivo.
L’ansia porta con sé alcune manifestazioni agenti su 3 livelli:
1) COGNITIVO: caratterizzato da forte preoccupazione, vuoto mentale, rimugino di pensieri e sensazione costante di allarme con presenza di pensieri negativi;
2) COMPORTAMENTALE: irritabilità, evitamento di situazioni temute, insonnia ed agitazione psicomotoria;
3) FISIOLOGICO: I sintomi si presentano in alcune aree specifiche quali ad esempio quelle cardiovascolari e psicosensoriali. Vi sono effetti negativi sulla persona quali sensazione di irrigidimento, tensione, dolori al petto, tremori, tachicardia e derealizzazione.
In questo articolo tratteremo ed affronteremo uno dei nove volti dell’ansia: LA FOBIA SOCIALE.
Il DISTURBO D’ANSIA SOCIALE è una condizione invalidante, la quale arreca disagio e paura del giudizio altrui. Quest’ultimo viene percepito come negativo e comporta, nel soggetto affetto da ansia, una condizione di imbarazzo e costante apprensione in quanto convinto di sembrare ridicolo ed incapace agli occhi esterni.
Chi soffre di ansia sociale è incline ad attacchi di panico e crisi d’ansia molto intense accompagnate dal timore di impazzire, di perdere il controllo o di stare per morire.
È necessario distinguere la fobia sociale dal disturbo di panico: nella prima condizione gli attacchi di panico prendono il sopravvento in contesti sociali, ove si è soggetti ad occhi altrui. Nella seconda condizione, invece, gli stessi si presentano all’improvviso ed inaspettatamente senza esser legati a basi interpersonali.
Importante è discernere il disturbo d’ansia sociale da tutti gli altri disturbi d’ansia quale ad esempio quello generalizzato: tutto ciò al fine di comprenderne le reali cause e soprattutto il piano terapeutico più adatto. Ad esempio, quando un soggetto presenta vergogna ed imbarazzo relativamente al suo corpo e pertanto una ridotta capacità di socializzazione in pubblico, si parlerà di dismorfismo corporeo (condizione che comporta una visione alterata o esagerata di una parte del proprio corpo) e non di ansia sociale.
L’età media di insorgenza del Disturbo d’Ansia Sociale è tra gli otto ed i quindici anni; l’esordio può prender vita o a seguito di un episodio traumatico ed umiliante o in modo lento e graduale.
Vi sono ovviamente alcuni aspetti della personalità, quali ad esempio il temperamento, che possono facilitare l’esordio del disturbo. Individui con una forte tendenza ad inibire alcuni comportamenti o facilmente influenzabili dal giudizio altrui, risultano essere più vulnerabili.
Maltrattamenti ed episodi traumatici nell’infanzia non rappresentano una causa del disturbo, tuttavia sono stati riconosciuti come fattori di rischio per l’ansia sociale.
I figli di genitori ansiosi hanno possibilità maggiori di sviluppare un Disturbo d’Ansia Sociale. Tuttavia la predisposizione genetica deve far fronte anche all’interazione ambientale: individui molto predisposti possono non sviluppare alcun disturbo perché l’ambiente nel quale vivono non ha manifestato le condizioni per crearlo.
Il trattamento nel disturbo di ansia sociale può essere o di tipo farmacologico o cognitivo comportamentale tramite la terapia; alle volte gli stessi vengono abbinati al fine di migliorare ed anticipare l’effetto benefico.
La terapia farmacologica ha un effetto immediato ma non a lungo termine, difatti il benessere svanisce con il decadimento dell’effetto del farmaco. Sono funzionali prima di una performance in pubblico o prima di affrontare situazioni potenzialmente svantaggiose per il soggetto affetto. La terapia rimane il trattamento più adatto e con effetti duraturi. La Terapia Cognitivo Comportamentale (CBT) e il training di rilassamento hanno evidenziato prove di efficacia. Gli interventi di self-help (il self-help individuale non è un lavoro terapeutico “professionale” bensì un’attività di tipo psicologico che la persona attua autonomamente tramite l’aiuto di libri, CD o film in modo mirato e continuativo per un determinato periodo di tempo). Tutti i trattamenti psicoeducativi sono condotti ugualmente secondo un orientamento di terapia cognitiva.
Nel nostro piccolo, in nome della comunità, possiamo sempre dare il nostro contributo al fine rendere meno stressanti situazioni per quella fetta di persone affette da ansia sociale; ma come?
Innanzitutto guardare insistentemente una persona, scrutarla (seppur a fin di bene in quanto incuriositi o rapiti dal suo stile o dalla sua bellezza), non è mai una buona abitudine. Quest’ultima potrebbe sentirsi giudicata, sotto “accusa” o disprezzata per un qualche aspetto della sua persona per il quale già si sente a disagio. Al contrario, accompagnando lo sguardo con un sorriso accogliente, o ancora con un complimento diretto quale ad esempio: “Wow adoro il tuo stile!” Potrebbe rendere quello sguardo piacevole ed apprezzato dal soggetto affetto da fobia sociale, andando probabilmente a migliorare a l*i la giornata. Ancora, quando notiamo in un gruppo sociale (sia questo di ambiente universitario, scolastico, di lavoro o un’associazione), una persona un po’ chiusa, timida e distaccata dal resto del gruppo, l’ideale sarebbe quello di fare un passo verso di lei. Avvicinarsi per presentarci, chiedere informazioni sul suo conto mostrando interesse e cercando di coinvolgerla nel resto del gruppo, potrebbe aiutare rompere il ghiaccio. Pian piano, con gentilezza e pazienza riusciremo a farl* inserire in maniera proattiva all’interno del gruppo, per costruire rapporti sani e magari a superare i suoi limiti.
Il nostro compito, che dovrebbe nascere dal cuore, è quello di creare un ambiente comfy, sereno e privo di giudizi, tenendo conto di tutte quelle persone che soffrono e necessitano del nostro aiuto e supporto.
“La domanda più insistente e urgente della vita è: Cosa stai facendo per gli altri?”
(Martin Luther King)
Last modified: 8 Maggio 2023